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Il Torrione

Il Rinascimento rappresentò per l’Italia il momento di massimo splendore artistico e letterario, cui seguì il peggiore periodo della sua vita politica. Dopo la breve meteora della Signoria Medicea, l’Italia perse ogni autonomia e le ricorrenti e funeste rivalità interne ne fecero terra di facile conquista per il nascente imperialismo francese e spagnolo. Carlo V, imperatore di spagna e…di mezzo mondo, vinta la lunga guerra con il cugino Francesco I, re di Francia, divenne padrone anche dell’Italia meridionale. Saggiamene evitò di annetersi anche le regioni dell’italia centrale, che formavano lo Stato Ponteficio, per non sfidare la potenza della Chiesa di Roma molto più temibile degli eserciti francesi. La Torre di Carlo V da un'antica stampa E così il fiume Tronto, che era stato per millenni elemento unificatore dei popoli stanziati lungo le sponde, si trovò per motivi politici a far da confine tra i “Regnicoli” (abitanti del Regno di Napoli) a sud ed i “Papalini” (abitanti delle terre soggette al Papa) a nord. Per arginare le continue scorrerie dei Saraceni lungo la fascia costiera adriatica, Carlo V ordinò al vice re di Napoli, Don Pedro De Ribera, la costruzione di torri costiere con funzioni di guardia e avvistamento. I manipoli di soldati in esse ospitate avevano infatti il compito di dare l’allarme in caso di avvistamento di navi pirate ai paesi posti sulle vicine colline e di opporre resistenza, in caso di sbarco nemico, fino all’arrivo dei rinforzi delle piazzeforti vicine. Erano perciò queste torri dislocate in maniera da essere visibili l’una all’altra e da potersi avvisare reciprocamente con segnali di fuoco in caso di necessità. Il torrione di Martinsicuro però, pur rientrando in questa linea difensiva, è anteriore di circa un decennio a tute le altre torri e si discosta da esse anche nella sua struttura architettonica. Questo perché, trovandosi al confine con lo stato della Chiesa, ebbe soprattutto funzione di posto di dogana e, come tale, era difeso da un recinto quadrangolare, oggi distrutto, e ospitava un corpo di guardie doganali. La sua costruzione, iniziata nel 1548, fu ultimata nel 1557, sotto la direzione del nobile spagnolo Martin De Segura, che diede il suo nome al torrione e, di conseguenza, al centro abitato che andò formandosi attorno ad esso, l’attuale Martinsicuro. Sulla facciata rivolta verso il mare tre finestre fanno da cornice ad una slanciata edicola, formata da un timpano piuttosto schiacciato che poggia su un architrave sorretto da due eleganti colonnine impreziosite da capitelli corinzi. La base d’appoggio di questa struttura classicheggiante è andata quasi completamente distrutta. Al centro dell’edicola campeggia l’aquila bicipite emblema araldico di Carlo V, che aveva unito l’impero di Spagna al Sacro Romano Impero degli Asburgo della Casa d’Austria. Altrettanto danneggiata è la lapide rettangolare posta alla base dell’edicola sulla quale si leggeva: CAROLUS QUINTUS ROM. IMP. A.D. MDL VIII AD BONORUM SECURITAEM REORUMQUE VINDICTAM ILL.MUS D.NUS PETRUS DE TOLEDO VICE REX ET CAPITANEUS GENERALIS MAGNIFICO MARTINO SICURO AUTORI ERIGI ET CUSTODIRI MANDA VIT (Carlo V Imperatore Romano anno 1548. Per la incolumità dei probi e la punizione dei malvagi l’Ill.mo Sig. Pedro De Toledo Viceré e Capitano Generale incaricò Martino De Segura magnifico autore che fosse eretta e custodita) Un cordolo di separazione divide la base a scarpa dai due piani superiori a base rettangolare. Una serie di beccatelli aggettanti fa da coronamento a tutta la costruzione sormontata da un tetto a spiovere di epoca molto più recente.













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