La Romanizzazione
Man mano che andava affermando la sua supremazia su tutta l’Italia peninsulare, Roma provvide ad allacciare rapporti diretti con le nuove province mediante la costruzione di una rete viaria che permise non solo ai suoi magistrati, ma anche alle sue legioni di poter raggiungere con facilità ed immediatezza qualsiasi angolo del territorio sottoposto al suo dominio. Sono le famose strade consolari, molte delle quali rappresentano tuttora la più diretta linea di comunicazione con la nostra capitale. Le principali consolari erano la via Flaminia, l’Appia, l’Aurelia, la Cassia, la Salaria e la Triburtina. In seguito fu costruita una strada lungo la costa adriatica, per racordare a Flaminia, che univa Roma a Rimini, con l’Appia, che andava fino al porto di Brindisi. Truentum perciò venne a trovarsi in una posizione di particolare importanza strategica. Essa, infatti rappresentava non solo il punto d’arrivo della Salaria, ma faceva anche da anello di congiunzione tra questa e la consolare Flaminia, successivamente via Traiana, che scendeva a Rimini, diretta a Brindisi. Apparve ovvia, quindi, ai Romani la necessità di rendere questo nodo stradale altamente strategico, che era Truentum, una roccaforte inespugnabile a tutela dei loro interessi, sia verso le popolazioni galliche, che si erano stabilite nella pianura padana, sia verso popoli orientali al di là dell’Adriatico. Le varie diramazioni nelle quali si suddivideva la foce del Tronto furono arginate e usate come punti di attracco per le navi dei truentini, da sempre famose per la loro forma sottile e la loro leggerezza, qualità queste adatte a forti velocità tanto che in seguito i romani, ammirati dalle caratteristiche di queste “liburniche navi”, ne fecero la forza d’urto delle loro flotte armate. Truentum divenne pertanto uno dei maggiori porti della costa adriatica. I vari canali furono collegati fra di loro con mura di difesa rafforzate nei punti strategici da gigantesche torri, che rendevano vano ogni tentativo di forzare le fortificazioni poste a difesa del porto. Da questo partivano navi cariche di otri e vasi policromi pieni dei nostri vini particolarmente richiesti insieme alla porpora, di cui i truentini erano abili produttori. Le mura difensive che circondavano il porto di Truentum, posto sulla sponda destra del Tronto, in prossimità dell’attuale cavalcavia della statale adriatica, si protendevano a difesa anche del vero e proprio centro abitato, posto sulle colline sovrastanti che oggi portano i nome di “Colle di Marzio”, formando un’unica grandiosa città portuale fortificata, chiamata perciò dai Romani “Castrum Truentinum”. Di fronte all’atteggiamento egoisticamente provinciale dei senatori romani, gli Italici si unirono in una lega, decisi ad ottenere con la forza quei riconoscimenti che erano stati sempre negati dalla miopia aristocratica capitolina. Roma, nel tenattivo di usare la sua abituale arma politica del “divide et impera”, inviò dei suoi legati ad Ascoli per indurre questi ad uscire dalla Lega Italica. Ma la tracotante alterigia dei due nobili romani esasperò ulteriormente l’animo dei cittadini di Ascoli, riuniti nell’anfiteatro per ascolare le condizioni di Roma, fino a tal punto che i due romani furono uccisi. Fu la scintilla questa che scatenò la guerra sociale o “Italica”, conclusasi l’anno successivo con la concessione, per mezzo della lex Papiria, della cittadinanza romana a tutti coloro che risiedevano in italia e che ne avessero fatta richiesta entro sessanta giorni dalla sua promulgazione. Chiarito il rapporto con Roma e divenuti i nostri progenitori cittadini romani a tutti gli effetti, Truentum ebbe vita florida e tranquilla per tutto il periodo imperiale.



